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Fake too Fake

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21/04/2011
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Suture e squarci: questo il tema predominante della mostra fotografica di Giovanni Bortolani. Attraverso la post produzione un gioco che può far risvegliare le coscienze dal lungo letargo. La bellezza standardizzata alla quale siamo stati abituati dalla moda e dalla pubblicità viene schiaffeggiata dall'imperfezione, dalla realtà. I difetti fisici non fanno parte del concept di Bertolani, ciò che esce dalle sue foto è l'esagerazione... Forse proprio perchè si è esagerato nell'abbellire le immagini?!

 

Eccovi l'intervista che ci ha rilasciato: 

 

1-  Lei è anche Art Director. E' nato prima l'Art Director o il fotografo dentro di lei?

La fotografia. Il leitmotiv della mia vita.


2- Quali fotografi, del passato e contemporanei, l'hanno influenzata?

La sperimentazione e l'anima surrealista di Man Ray, i fotomontaggi e le immagini concettuali di Bruno Munari. Per i contemporanei: amo la fotografia dei fotoreporter come Gianni Berengo Gardin, Sebastiao Salgado e James Nachtwey.


3- Se le dico camera oscura...?

Penso all'Antro alchemico da cui provengo e in cui ritorno. La camera oscura ora ridotta ai minimi termini, è in uno spazio che vivo da quando avevo 15 anni, è un altare in cui ritrovo l'essenza della fotografia e l'entusiasmo dell'inizio, ma senza nostalgia.


4- Se le dico post produzione...?

Amo la pre-produzione. La post-produzione è una conseguenza, un atto finale, in passato la facevo con l'aerografo, ora col computer domani si vedrà.

 


 5- Fake too Fake: foto completamente diverse rispetto a quelle del suo portfolio. Da dove nasce quest'idea?

Il portfolio che ho mostrato fino ad ora è il risultato del lavoro commissionato.

FTF è ricerca, libera da condizionamenti e paletti. Nasce da sperimentazioni e ossessioni di lunga data, finora trattenute. Mi fa piacere che si noti la differenza, è il mio lato oscuro, il Mr Hyde che è in me.

 


 

6- Quale messaggio voleva lanciare? / Cosa pensa delle foto troppo patinate e perfette?

Penso che oramai siamo assuefatti da tanta "perfezione" e bombardati da tante bugie mediatiche che diventa difficile capire la realtà e capire ciò che siamo veramente. FTF è un tentativo di svelare il trucco dei prestigiatori. Un invito a guardare oltre la superficie e trovare in noi stessi la forza per accettarsi per quello che siamo. Ma queste sono parole e tentativi, invito a vedere le opere.


7- A quale scatto appartenente alla collezione Fake too Fake è più legato e perché?

La donna dai capelli rossi con la ferita al petto dove la polpa del fico sostituisce egregiamente la carne ma non il senso... 

La donna "Pinocchio", corpo in metamorfosi tra carne e plastica, una crisalide in trasformazione da manichino a Essere...

Le gemelle, unite dalla chirurgia estetica... 

 


8- Questo progetto avrà delle evoluzioni?

FTF ha preso forma un paio di anni fa e portandola a Milano ha già subito un'evoluzione. Il sottotitolo “the final cut” dichiarava l'intento di completarla così. Ma sento che la cosa sta già sta blobbando. Mai dire mai.


 
 

 

Ringraziando Giovanni per la disponibilità colgo l'occasione per invitarvi a riflettere su ciò che ha voluto trasmettere con "Fake too Fake".

Le sue opere sono esposte fino all'11 maggio nel salone di bellezza Orea Malià, Via Marghera 18, Milano.  

 
 

 

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