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Il CEO di Abercrombie & Fitch non vuole che le persone grasse indossino i suoi vestiti

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scritto da Greta Pizzamiglio
13/05/2013
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“La moda è una forma di bruttezza così intollerabile che siamo costretti a cambiarla ogni sei mesi”. O così pensava Sir Oscar Wilde.

Ai giorni nostri, non è cambiato molto: la società nella quale viviamo dà importanza all'apparenza, sì, ma quanto?

A quanto pare molto, anzi moltissimo. Parliamo dell'ultima notizia che coinvolge il Ceo del marchio Abercrombie & Fitch, il quale non vuole che le persone grasse indossino i suoi abiti perché ne farebbero cattiva pubblicità.

La decisione non è una chiacchiera: il brand non venderà taglie superiori alla 44, che corrisponde alla M europea.
Insomma solo magri e belli potranno usare i capi di Mike Jeffries, e coloro i quali vestono dalla taglia L in su non troveranno niente nei suoi negozi.

Assicurano che non vi è alcuna discriminazione in questa scelta. Ma non è finita. Se una persona con taglia superiore alla 44 volesse un lavoro come commesso non verrebbe assunta perché “Noi assumiamo solo persone di bell'aspetto perché attraggono altre persone di bell'aspetto e il nostro obbiettivo è commercializzare solo per loro. Noi gli altri non li vediamo”.

Se questa non è discriminazione, considerato anche il fatto che in America oltre il 65% della popolazione veste taglie superiori alla 48... Noi non sappiamo come definirla.

 

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